Pink, Me & The Roses” dei Codice Ivan
Posted by admin on febbraio 25th, 2010Sabato 30 gennaio al teatro Aurora di Marghera ho visto “Pink, Me & The Roses” dei Codice Ivan. Uno dice Marghera e subito pensa al petrolchimico, al fosgene, agli operai incazzati prossimi al licenziamento come quelli della multinazionale statunitense Alcoa pronta a partirsene per altri lidi. Il centro della cittadina, invece, si presenta come una tranquilla località turistico-balneare, con ampi spazi verdi pubblici e un arredo urbano molto curato. Essendo arrivato con largo anticipo mi sono fatto una passeggiata alla ricerca di un caffè. Su di una piattaforma-pattinodromo all’interno di un parco vicino alla piazza del municipio vedo un gruppo formato da una ventina di ragazzi. Da lontano mi sembra il classico vociare di giovanotti, solo su altre tonalità, più acute e secche. Avvicinandomi noto come siano tutti giovani maschi bengalesi tra i 15 e 20 anni.
Hanno montato una rete di fortuna e, facendo a turno, si sfidano a badminton. Il teatro Aurora ha una sala allungata, come lo scafo di una nave. L’età media degli spettatori non supera i 25 anni; merito anche della Fondazione Venezia che mette a disposizione degli studenti universitari i biglietti al modico prezzo di 2,50 euro, più o meno il costo di uno spritz.
Me ne avevano parlato come di uno spettacolo molto chiacchierato e controverso, discusso vincitore del premio scenario 2009 dopo aver diviso curatori e critica. La scena si presenta scarna, essenziale: un fondale bianco dato da un telo in nylon che arriva fino a terra e avanza poi sul palco a delimitare un quadrato; defilato sulla destra un tavolo da lavoro formato da due cavalletti e un pannello di compensato; sul tavolo un pc portatile e un vaso di fiori palesemente finti; al centro della scena, in equilibrio sopra un bancale, riposa un divano bianco in stile classico con l’imbottitura di un verde spento; defilato un faro ad occhio di bue montato su due ruote e, al centro del palco, proprio davanti agli spettatori, un palloncino bianco che pende ad altezza d’uomo indossando una vistosa parrucca biondo platino.
Sulla scena sono in tre: lui, lei e l’altro (Benno Steinegger, Anna Destefanis e Leonardo Mazzi). L’altro si muove sul palco come se si trovasse dietro le quinte: sposta il faro, fa partire i file audio, controlla gli ingressi e le uscite; con l’ausilio di un carrello elevatore solleva e sposta il divano. È distaccato ma concentrato, assolutamente anti-attoriale. Ad un certo punto si sente la registrazione audio degli incontri preparatori con i Codice Ivan che ragionano sullo spettacolo, s’interrogano sulle possibili reazioni del pubblico, su quello che vorrebbero fare e su quello che non farebbero mai. Sul palco i tre riproducono perfettamente il labiale come se stessero recitando in playback. Il risultato è davvero spiazzante e potentissimo. Assistiamo contemporaneamente al farsi e al disfarsi dello spettacolo. L’ideazione e la costruzione non vengono sacrificate in funzione del risultato, ovvero dello spettacolo finale, ma sono riproposte e riattualizzate sotto forma d’inciampo.
Il nucleo narrativo e concettuale dello spettacolo risiede nella nota favola di Esopo sulla rana e lo scorpione.
La storia è questa: uno scorpione vuole attraversare un fiume ma non sa nuotare. Chiede a una rana di traghettarlo. La rana non si fida ma lo scorpione la rassicura: “Vorrei, ma non lo farei mai; se ti pungessi annegherei”. La rana accetta ma a metà percorso lo scorpione la colpisce con il suo aculeo velenoso. La rana, disperata e morente, gli chiede “Perché?”. Lo scorpione risponde, prima di morire anch’egli annegato, “È la mia natura”. Assistere a questo spettacolo dei Codice Ivan significa godere di quella sospensione che si crea tra una storia e la sua logica, tra il farsi e il disfarsi di una narrazione.
Questo cortocircuito che spesso parte da un rovello astratto e concettuale sulla scena viene poi mediato dall’ironia, giocato attraverso un indizio visivo o risolto nell’irrompere del gesto. Un altro momento assolutamente originale e riuscitissimo è quello dove Anna Destefanis racconta come finalmente abbia trovato il coraggio e si stia apprestando a recitare sul palco di fronte al pubblico una scena di masturbazione. Una scena che la consacrerebbe come attrice, una scena che vorrebbe recitare ma che non farebbe mai. Dopo cinque minuti di vana attesa, e nonostante la speranza sia sempre l’ultima a morire, cominciamo a sospettare che, anziché consustanziarsi sulla scena, quella narrazione abbia di fatto sostituito l’atto.
Anna Destefanis diviene l’oscuro e logorroico oggetto di un desiderio inappagato. Costringe la nostra attenzione a delle sfibranti contorsioni e continuamente dispera le nostre attese su di un gesto evocato e consumato nella sua assenza. mirco x blalab
Tags: codice ivan, marghera, pink me & the roses, teatro

bellissima marghera! lo spettacolo non l’ho visto, ma se costasse sempre due euro ci andrei più spesso. ciao! bravi!
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Hi LiENUS
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Blalab
“Su di una piattaforma-pattinodromo all’interno di un parco vicino alla piazza del municipio vedo un gruppo formato da una ventina di ragazzi.”
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